No, dico: riuscite a immaginare uno pseudonimo (questo sono, non diciamo cazzate) intento a giocherellare con la sua congrega di amici avatar? Manco per il penis, direbbero i miei compatrioti.
Eppure, stando a quello che dice la maggior parte degli utenti di Second Life, non serve disporre di molto tempo libero per gettarsi nella cugina virtuale della nostra vita. Cugina che, la maggior parte delle volte, è dotata di tutte quelle cose che nella vita reale, ahimè, mancano.
Così, mentre un uomo si costruirà una second life senza pancetta, con la macchina sportiva figa e la casa da un milione di euro sulla spiaggia (anche lì abusiva), una donna – dal canto suo – creerà un avatar con cosce che per mostrarle servirà la maggiore età (non solo in SL), tette da urlo della stessa frequenza di quello di Shelley Duvall rincorsa da Jack Nicholson in Shining e capelli le cui punte toccano le estremità superiori delle chiappe.
Nella realtà, invece, quello stesso uomo guida una Peugeot 205 scassata, abita in un appartamentino in periferia e ha un cesso di donna al suo fianco, la stessa che in SL aveva le cosce da urlo stile Shining.
Tempo fa, devo essere sincero, ho provato a vivere la mia personale second life. Ma ho smadonnato alzato bandiera bianca dopo cinque minuti: software troppo pesante, computer troppo lento e regole troppo numerose. Mi basta la first life, che di regole ne ha già abbastanza.
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