Stranezze d’Italia

9 10 2008

A Gela, popoloso comune della provincia di Caltanissetta, noto più per fatti di mafia che per ubicazione geografica, pare non esista nemmeno una libreria. (Fonte: CorriereDellaSera.it)

A Matera, 60mila abitanti, culla dell’arte in Basilicata, città che aspira a divenire capitale europea della cultura – non ho ancora capito per quale era geologica decideranno, negli alti palazzi comunali, di presentare la candidatura – le librerie ci sono. Poche, ma ci sono. La piaga che il materano tendente all’intellettuale ma troppo poco snob per diventarlo, pop per necessità ma rocker per vocazione deve combattere non è l’esiguo numero di luoghi di lettura disponibili, ma l’alto tasso di crescita delle scuole da ballo.

Roba che tra un po’ faremo invidia a Cuba intera…

E’ un virus che ha trovato anticorpi scarsi in questa città. Prima o poi qualcuno verrà a proporvi di cimentarvi, tutti insieme, nei passi di danze esotiche, che solo a conoscerne nomi e varianti bisogna frequentare un corso a parte.

Chi legge questo blog sa che la mia ironia lascia sempre aperta una porta anche alle vittime dei miei post irriverenti (esclusi i vecchi rincoglioniti che bloccano il traffico con i loro 10km/h su strade larghe quanto Avenida da Liberdade – ogni tanto esagero – e i ceffi che accendono i fendinebbia in città anche quando l’unica traccia di foschia presente è quella nelle loro teste). Spesso e volentieri, però, l’irriverenza è figlia di una realtà che poco concede al pensiero, a una visione differente rispetto alla stessa realtà in cui viene proiettata.





Sarti Antonio e la via dell’inferno. Racconti. Vol. 3

14 09 2008

In questo spazio dovrei scrivere recensioni, letterarie e musicali, per quei lettori molto attenti alle mie invettive contro questa società marcia, blasfema e senza speranza, che inquadra i Negramaro nel genere rock (ved. post Scusate se sono incazzato) ma poco avvezza alla lettura e al download di file audio di una certa particolarità. E così, eccomi qua, pronto per la prima recensione.

Si parla di un libro. Una raccolta di racconti, scritti da uno dei massimi esponenti del noir italiano, Loriano Macchiavelli (fino a tre settimane fa, ne ignoravo l’esistenza, quindi non fingerò di essere un profondo conoscitore dell’autore: che ci sta a fare, se no, WikiPedia?)

In quest’opera, l’autore riporta in vita il sergente Sarti Antonio, che lo stesso Macchiavelli aveva deciso di far sparire dalla circolazione. Il motivo? Semplice: Sarti Antonio, personaggio, era divenuto famoso – quindi ingombrante – più del suo creatore. Così, Macchiavelli – non quello de “Il Principe“, anche perchè quello aveva una sola c – decide di lasciare il suo personaggio in balìa di un americano e della sua pistola puntatagli alla testa.

Nei cinque racconti che compongono il volume, Sarti Antonio ci presenta una Bologna marcia, per nulla simile alla dotta e democratica città che pensiamo di conoscere. Omicidi e intrighi si allacciano alle figure losche di un’epoca molto simile all’attuale cronaca nera ( i racconti sono stati editi tra il 1994 e il 2001). C’è spazio per un’ironia amara ma reale, condita dalla storia d’amore che non diventa mai tale – solo a tratti enunciata – del questurino con una prostituta ( l’unica persona capace di ascoltarlo e tranquillizzarlo).

Sarti Antonio, sergente, è attorniato da una moltitudine umana di personaggi, ognuno con il proprio stile, il proprio linguaggio e le proprie disfatte. L’abilità di Macchiavelli sta nel creare questo mondo parallelo, non solo negli intenti, a quello del protagonista, con Bologna sempre in primo piano e mai lasciata in disparte.

La cattiveria dei personaggi non sta tanto nelle azioni che compiono quanto nei silenzi, nelle negazioni di una realtà che sembra essere arrivata al limite ma che sorprende sempre per il cinismo con il quale si ripresenta.

Ho finito di leggere “Sarti Antonio e la via dell’inferno” solo ieri e già mi manca, il sergente con la colite e drogato di caffè.

Volete il voto a stelle o a tazze di caffè? Mettiamola così: se fossi Sarti Antonio, sergente, darei quattro tazzine di caffè al libro. Siccome sono uno pseudonimo molto umano, quattro stelle andranno più che bene.








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