Parafrasando, ancora una volta, i fratelli Cohen (a proposito: ce l’ho fatta a vedere Il Grande Lebowski, mio nuovo mito cinematografico…), mi appresto a parlare della mia mezzora più schifosamente pulp di questi ultimi giorni.
Immaginate un ufficio postale, di giallo arredato, con una fila chilometrica di vecchini e vecchine che attendono di ritirare la loro pensione.
Piazzateci un quasi trentenne che deve affrontare, nell’ordine:
- la ricerca di un parcheggio
- la pioggia
- la fila chilometrica
- la situazione amministrativa del suo Postamat
- la tirannia dell’orario.
Bene, ho sorvolato sul tanfo di vesti e vite consumate che si respirava in quel luogo perchè qualcuno, un tempo, disse che ciò che sono loro saremo noi e ciò che siamo noi loro lo sono stati, molto prima di noi.
Il mio rispetto per i vecchi è immenso e ho già ribadito che mi diverto più con vecchi porci che con giovani rincoglioniti. Sempre se i miei amici anziani rinunciano a mettersi sulla strada con la propria auto: in caso contrario, addio amicizia.
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