Quando uso la lingua portoghese, il lettore dovrebbe preoccuparsi e temere di leggere cose che possono offendere la sua sensibilità.
In questo specifico caso, il lettore non si faccia prendere da spasmi cardiaci fuori luogo: il titolo del post non è altro che un gentile invito rivolto a quegli emigranti che durante le feste natalizie tornano a Matera e pensano di ritrovare, nella città che li ha visti nascere, popolazioni barbariche che salutano la scoperta dell’alfabeto cuneiforme come un decisivo passo in avanti della società umana verso il progresso.
Succede, in questo periodo, di imbattersi nei ragazzi emigrati in varie città italiane (purchè distanti almeno 500 km da Matera, altrimenti non vale) per frequentare l’università o per puri motivi professionali e che paragonano l’efficienza dei mezzi pubblici di Milano ai bus materani o la vasta gamma di eventi che offre Roma rispetto alla “dormiente” città dei Sassi.
Chi legge (ahimè, siete in pochi) le pagine di questo blog, sa quanto poco incline alle formalità sia il mio pseudonimo, quindi vorrei invitare gentilmente tutti questi cervelli fuggiti dalla nostra povera città a programmare diversamente le prossime feste natalizie, restando (se possibile) lontani dalla città dei pecoroni, dalla regione dei mille scandali e dall’isolamento infrastrutturale.
Proprio ieri leggevo, sul Quotidiano della Basilicata, un editoriale esemplare che riassume la situazione attuale di noi lucani rimasti in questa terra di nessuno perchè crediamo che un cambiamento e una crescita siano possibili.
Nel suddetto editoriale, viene fatto emergere quello che è un pensiero comune a chi ha deciso di restare (investendo non solo soldi, ma anche speranze e tempo): iniziare a pensare ai cervelli che restano, non a quelli che fuggono.
Io ho un sogno tutto mio, che forse resterà tale, ma intanto me lo tengo stretto: fare di Matera la nuova Seattle. Nei primi anni ’90, la città americana, famosa per opsitare le sedi di importanti aziende come la Boeing e per aver dato i natali a Jimi Hendrix, divenne il luogo in cui iniziavano a confluire diverse band musicali da tutti gli Stati Uniti. Questo grazie anche alla fama che raggiunsero gruppi come i Nirvana, originari proprio di quella zona.
Per la prima volta erano i gruppi californiani a prendere spunto (e qualche voltra a trasferirsi) dal sound proveniente dallo stato di Washinghton per inseguire il successo. Rock bands famose come gli Stone Temple Pilots (provenienti da San Diego) o le L7 (losangeline) devono versare il loro tributo al filone grunge che proprio a Seattle nacque.
Post senza pretese, scritto durante l’orario lavorativo.
Karl Popper si starà rivoltando nella tomba, ma nel mio intimo so che avrebbe acconsentito all’uso del titolo de quo per inveire contro un tipo di televisione che genera mostri. Le mie personali e remote crociate contro un certo tipo di programmi per i più piccini avevano un senso, direi.
Prima di poggiare le mie regali chiappe su una delle 800 poltrone del cineteatro Duni, pensavo di trovarmi di fronte una sorta di fratello ibrido di Slevin, Patto Criminale e un episodio a scelta della saga Ocean’s.
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